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Anima a Milano convegno ECP 2015

Perché questo Simposio?

 

Da anni come ente di ricerca, ci occupiamo di comprendere e analizzare il fenomeno della digitalizzazione della professione psicologica. In particolare il simposio è stato l’occasione per fare il punto sulla realtà che caratterizza il mondo dell’intervento psicologico nel cyberspace, entro due principali prospettive: quella dei professionisti cioè degli psicologi con i loro rispettivi servizi e quella dell’utenza portatrice della domanda. Attraverso i lavori di ricerca presentati volevamo, dare una “dimensione” al fenomeno, sia in termini quantitativi sia qualitativi e, condividere con gli esperti riflessioni sui limiti e le potenzialità di queste nuove forme di intervento. L’obiettivo è quello di individuare criteri condivisi che rendano sempre più qualificata e competente l’immagine della professione, inficiata alle volte, dalla natura caotica e improvvisata di molti servizi dai noi rilevati. Il simposio è stato anche l’occasione utile per cominciare a gettare le basi per fornire linee guida chiare e coerenti con il mandato professionale, utili sia ai decisori politici sia alla nostra committenza, e, individuare potenziali volani di sviluppo professionale.

Attualmente quali sono le attese dei fruitori di questi servizi?

La ricerca di informazioni sulla cura, la salute e il benessere psicologico, avviene sempre più attraverso la rete internet mediante la quale è possibile anche fruire di servizi e prestazioni direttamente on line.

Queste nuove forme di domanda impongono alla professione di estendere le prassi dell’intervento psicologico oltre gli abituali confini e recuperare un pensiero sulla forma e sul senso che può assumere la professione entro tale contesto. Bisogna promuovere prassi che mirino allo sviluppo della professione e alla tutela del cliente!

 

Ci parli del Simposio e dell’esperienza di Anima al convegno ECP 2015.

Con questo simposio il nostro obiettivo è stato di raffrontare quei lavori di ricerca che hanno esplorato lo stato dell’arte dell’intervento psicologico on line, a partire da diversi vertici di analisi: quali attese gli psicologi manifestano nei confronti degli interventi mediati dal web, come sono organizzati i servizi psicologici online, quale è la domanda di psicologia sul web da parte dell’ utenza, come funziona uno specifico servizio.

Personalmente ho presentato un lavoro di ricerca svolto dal gruppo di studio sulla psicologia online costituito dall’Ordine degli psicologi della Campania, inerente un’indagine sulle attese che gli psicologi campani nutrono nei confronti dell’intervento mediato dal web, che ci ha fatto comprendere tra le altre cose, quale fosse la reale domanda di formazione specialistica espressa dai professionisti.

La dr.ssa Cannata, psicologa clinica e di Comunità, tesoriere della nostra Associazione, in rappresentanza del gruppo di ricerca da me coordinato (Alessia Cuccurullo, Emanuela Rodriguez, Daniela Lemmo, Irma Maritato, Sara Garbucci) ha esposto un lavoro di mappatura, potremmo dire un vero e proprio censimento, dei servizi di psicologia online presenti sul territorio nazionale, un primo lavoro sistematico che ci ha permesso di dimensionare e caratterizzare lo stato dell’arte dei servizi in tutta Italia e di evidenziare criteri organizzativi che possano garantire qualità, tutela del cliente e un reale sviluppo della professione.

Un terzo interessante contributo presentato da Christiane Eichenberg, professore alla Sigmund Freud University di Vienna, volto all’esplorazione delle opinioni degli utenti sui servizi di consulenza psicologica e di psicoterapia on line in Germania.Un quarto ed ultimo contributo, del dr. Alessandro Calderoni, Psicologo presso Psymind e Ospedale Fatebenefratelli di Milano, ideatore di ZHENG, servizio psicologico on line peer to peer rivolto agli adolescenti, progetto di respiro nazionale.

Oltre al contributo orale, l’associazione ha approfondito diversi ambiti dell’ intervento psicologico sul web, presentando altri tre lavori aventi come oggetto: i servizi italiani organizzati sulla cura delle psicopatologie, presentato dal nostro Segretario, la dr.ssa Alessia Cuccurullo, i servizi in Italia rivolti agli adolescenti, presentato dalla dr.ssa Daniela Lemmo, un confronto tra i servizi rivolti alle coppie in Italia e all’estero, presentato dalla dr.ssa Emanuela Rodriguez.

 

A quali conclusioni siete giunti?

Credo che i risultati di questi studi siano davvero interessanti e promettenti, in alcuni casi direi, sorprendenti!

In che senso scusi?

Ad esempio non ci aspettavamo che la maggior parte degli psicologi manifestasse vivo interesse per l’esercizio on line ma che non esercitano per assenza di una formazione specialistica e per carenza di un quadro normativo e deontologico chiaro! L’analisi sitografica dell’offerta di servizi di intervento psicologico on line, ci ha fornito utili indicazioni su come approntare servizi che possano promuovere in modo qualificato il professionista e tutelare in modo appropriato il cliente. È sorprendente inoltre quanto la domanda di benessere, di salute, anche di natura puramente informativa o di approfondimento stia crescendo esponenzialmente nel tempo. Abbiamo infine esempi di lavori deprecabili e improvvisati accanto ad ottime iniziative eccellenti e creative condotte con competenza e professionalità, ma è molto difficile per l’utenza discriminare.

A giudicare dalle sue parole, questo convegno si è rivelato all’altezza delle aspettative, eppure, come ogni iniziativa complessa e di grandi dimensioni, non sono mancati commenti e critiche, anche da fonti autorevoli. Qual è la sua posizione in merito?

Ho partecipato a questo convegno, ed anzi me ne sono fatto promotore presso l’Ordine degli psicologi della Campania, devo dire, sulla base di un equivoco. Più di un anno fa ho ricevuto una mail che promuoveva l’evento, con un titolo per me accattivante. Ne trassi subito ed in modo forse affrettato delle conclusioni: “questo è un convegno dal carattere europeo con un chiaro riferimento al mondo professionale, aderente e coerente con la mission dell’associazione di cui sono presidente, che ha come statuto e primo obiettivo promuovere qualità della vita attraverso un felice rapporto tra psicologia e nuove tecnologie!”

Ho scoperto, poi, quanto quel titolo avesse anche una valenza evocativa e comprendesse, oltre a numerosi ed apprezzabili contributi coerenti con il tema, tutto lo scibile della psicologia, una criticità organizzativa, rischiosa per l’organicità ed il senso dell’iniziativa. All’eterogeneità dei temi si è aggiunto il numero troppo elevato di sessioni parallele che ha frammentato la partecipazione, per cui si è assistito a simposi senza uditori, ma questo si sa, è una consuetudine di molti congressi. Un aspetto che ho trovato molto interessante è stata invece l’ampia adesione dei colleghi psicologi “non accademici” cioè quelli per i quali “pubblicare articoli scientifici non è un fine in sé, segnale questo di un rinnovato interesse dei professionisti di riconnettere la ricerca al mondo del lavoro.

Nel complesso sotto un profilo organizzativo ho avuto la sensazione di partecipare ad un grande evento fieristico, un gran bazar di “articoli” disposti alla mercè del pubblico senza alcuna pretesa di offrirci un criterio di lettura. Tovo quindi condivisibili, molte delle critiche sollevate in questi giorni, che credo vadano ben al di là del mero evento ECP, epifenomeno di un’organizzazione politica che difficilmente dimostra di essere un valido interprete dei tempi e delle nuove forme che sta assumendo la nostra professione. Ma, per rispondere come ho risposto, ad una cara, bravissima e competente collega: si può fare di meglio, rimbocchiamoci le maniche!