Anima Blog Psicologia

Arte e nuove tecnologie | La regista Nadia Baldi: ‘L’uomo moderno, testa grande e corpo minuscolo’

Arte e nuove tecnologie: intervista alla regista ed attrice Nadia Baldi.

Nadia, che rapporto c’è tra arte e nuovi mezzi tecnologici?

Il più potente mezzo, il più grande archivio del mondo, il più grande occhio fotografico è quello della mente, della memoria. I nuovi strumenti tecnologici dal mio punto di vista, come ogni cosa, nascondono degli aspetti costruttivi e troppo spesso svelano degli aspetti distruttivi. Con i nuovi mezzi a disposizione tutti sono in grado di fotografare, fare filmati, tutti si sentono artisti. Questo ha appiattito il concetto dell’arte. Il problema è che oggi non ci si annoia più, non è possibile provare un senso di vuoto creativo perché ti svegli e…..TRRRRR ti perseguita il trillo del cellulare che oltre a squillare ti segnala tutti i messaggi di posta che hai, ma non solo del cellulare ma di Outlook, di Messenger, di Whatsapp, di Facebook, di Twitter …e che madonna vergine…fatemi annoiare un po’!!!!

Cosa contraddistingue l’artista “moderno” da quello del passato?

Molti, molti anni fa, ero ancora una bimba e quindi ‘no cellulari’, ‘no computer’, vidi un documentario che spiegava che con le nuove tecnologie l’essere umano nelle sue ovvie trasformazioni dovute all’adattamento, col passare dei secoli sarebbe diventato un essere con una testa enorme e un corpo minuscolo, minuscolo…che brutta immagine per una bambina, rimasi terrorizzata. Temo che ciò stia accadendo davvero e non ce ne rendiamo conto. E quanto invece mi fa godere oggi vedere i film in bianco e nero dove Totò, ignaro di ciò che si può definire una premonizione, prendendo una cornetta del telefono con un filo appeso, finge di parlare al telefono, oppure entrando in una stanza si spaventa perché non capisce che cosa è quel cubo di ferro che si agita dentro il quale si intravede dell’acqua.

Recitazione e nuove tecnologie: un rapporto conflittuale?

Sarò nostalgica??!!! Tomasi di Lampedusa scriveva nel Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Tornando al Cinema io adoro il colore bianco, nero, giallastro dei film muti o dei primi film sonori dove gli attori erano davvero attori e non come quelli che oggi si definiscono attori ma che sostanzialmente sono supportati da tutti i mezzi tecnici.

Quanto travisare c’è nelle immagini delle modelle che dal vivo sono comunissime donne anche piene di inesattezze (che Dio le benedica) e che sulle pagine dei tablet diventano irraggiungibili? Di fatto non sono loro, ma sono ciò che l’immaginario collettivo ormai ossessionato dalla perfezione estetica e non sostanziale, semmai esistesse, vuole.

Il cinema era e resta finzione. Il cinema è per un regista quello che per un bambino è il gioco, dove le regole sono serissime e indiscutibili affinché ci si possa davvero divertire, dove il “Facciamo che io ero” racchiude tutto il senso dell’essere o non essere di Shakespeare. Se dovessi consigliare ad un mio allievo? Gli consiglierei prima di tutto di non farlo mai questo lavoro….se malgrado ciò e le mille difficoltà lui continuasse ad andare avanti, allora vorrebbe dire che avevo visto giusto: è nato un nuovo regista.