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Cos’è il cybersex? Non solo dipendenza e reato: intervista al prof. Paolo Valerio

Che cos’è il cybersex?

Credo che il cybersex si possa considerare tutto quell’insieme di modalità di utilizzo di Internet che può dare eccitazione, gratificazione sessuale e tutto questo può essere ottenuto in modi molti diversi, attraverso la scrittura, la lettura o la narrazione di storie dal contenuto erotico, oppure frequentando quelle che sono definite chat room a contenuti sessuali, o ancora la visione di materiale porn0grafico, film, video o anche appunto l’uso di webcam nelle attività erotiche a distanza, fino ad arrivare a pratiche di  prostituizione.

Persino il mestiere più antico del mondo, sembra essere trasformato dalle nuove tecnologie?

La prostituzione può avvenire anche attraverso un modo virtuale, non c’è più bisogno di andare con la prostituta per strada, il cliente virtuale lo fa attraverso tutto questo, punto. Vorrei entrare subito nel modo in cui la legislazione si sia interessata del fenomeno. La Cassazione si è espressa in alcune sentenze considerando tutto quello che a che vedere con annunci, attività a pagamento, rientrano nell’ambito della prostituzione; quindi quello che è un aspetto che ha a che vedere con il mondo, chiamiamolo irreale, però poi può essere sanzionato nel mondo reale, dal punto di vista legislativo.

Il mondo reale, il mondo simbolico e quello dell’immaginario…

Che è quello che a che vedere anche con il tema che stiamo affrontando dove la stessa sessualità ha bisogno di una quota d’immaginazione, perché tutto quello che poi accade quando c’è l’incontro tra i due partner possa realizzarsi. Penso a quante ricerche sono state fatte sulle fantasie sessuali, a quanto molto spesso nell’ambito di una relazione  di due persone, al momento anche legato alla possibilità di mantenere un eccitamento, di avere poi anche un orgasmo, sia  legato alla fantasia. Proviamo a pensare un po’ quante volte nell’ incontro con l’altro, si chiudono gli occhi, e l’altro è un reale senza il quale non si può avere la relazione sessuale, ma quel reale talvolta  diventa “altro” tramite l’immaginazione, la fantasia, e quella fantasia naviga su altre reti.

Ci sta quindi dicendo che il cybersex è legato all’immaginario fantasioso e che rimanda al reale?

L’immaginazione, soprattutto nel cybersex, è un elemento ineludibile per il quale, rispetto ai sensi, non è più valorizzato il tatto ma è valorizzata la vista , come in realtà accade quando uno guarda un’immagine di materiale che noi definiamo porn0grafico.

Ma come viviamo il Cybersex ai nostri giorni?

Il Cybersex  è connotato da  vergogna, colpa e stigmatizzazione, come lo è la masturbazione. E’ un’attività che si svolge ancora nel segreto e talvolta può dare sensi di colpa e vergogna. Non credo che sia tout court patologico, ma come tutti i comportamenti che sono connotati da questa etichetta devono sempre contestualizzare e leggere il fenomeno, interrogarci sul fenomeno. Allora se il cybersex diventa l’unico modo di avere rapporti, forse va interrogato ed eventualmente va inquadrato in un piano patologico, e se è la modalità con cui alcune persone trovano la soddisfazione delle proprie fantasie, tramite incontri, pensa quelle persone che vivono in contesti isolati in cui la socialità e più difficile forse è la modalità per potersi in qualche modo muovere nell’ambito della sessualità.

Il cybersex come sintomo, ma cosa vuol dire?

Quando parliamo di sintomi che, se parliamo di cyber-dipendenza come un sintomo, la leggo sempre come una soluzione della mente, una soluzione della mente per sfuggire alla pena psichica. Non andrei sul programma di definizione normale o patogeno perché credo che quello che manchi, in qualche modo, nella letteratura attuale è un un “rapporto Kinsey” equivalente di quello che è la vita sessuale, attraverso il mondo virtuale. Sappiamo che nel rapporto Kinsey tutta una serie di tabù e pregiudizi furono smascherati, attraverso quel rapporto si seppe che molte donne e molte coppie avevano rapporti sessuali prematrimoniali, si seppe che molte persone avevano avuto esperienze omosessuali nell’ambito della propria esperienza e tutto questo servì un po’ ad aprire la strada alla depatologizzazione della omosessualità.

Quali i vantaggi per la mente?

Mah… i vantaggi, , secondo me, prima citavo persone in condizioni di isolamento. Tra i vantaggi c’è quello di consentire a persone con difficoltà ad entrare in relazione con l’altro ad andargli incontro, e tutto questo diventa ancora un vantaggio pensando a persone che possono vivere una condizione di vita legata a difficoltà, pensiamo alla disabilità, penso a malattie come l’HIV in cui c’è il rischio di malattie sessualmente trasmesse e quanto l’uso di internet, la rete può consentire l’attività sessuali senza però rischi che verrebbero dall’uso.

Un altro vantaggio potrebbe essere per quelle coppie legate da un rapporto affettivo, anche matrimoniale, che si trovano in condizioni di distanza, dove il partner è in un altro continente per lavoro e talvolta l’uso del video, attraverso internet può consentire di mantenere una relazione,

Ci fa un esempio?

Prima aveva portato un esempio molto interessante, quella della possibilità di utilizzare il fenomeno del Cybersex per  esplorare le fantasie che normalmente  in alcuni contesti non ci concediamo. Infatti, sono aree molto difficili e insidiose, queste, dove anche l’uso della parola… sappiamo che ci sono persone che si eccitano e trovano un modo per raggiungere  l’orgasmo attraverso l’uso del linguaggio, talvolta può avere anche connotazioni molto forti  o fantasie che possono essere legate a rapporto in cui l’altro è soltanto vittima di. Questo credo che sia l’aspetto su cui riflettere rispetto ai vantaggi. Può essere un vantaggio abbattere le distanze, avere rispetto alla possibilità di incontrare persone con cui puoi avere un’intesa sessuale con  popolazioni molto più ampie e quindi per tutte quelle che sono anche le varie modalità con cui esplorare la fantasia sessuale.

Non vorrei ora lasciarti con i soli vantaggi…. Per me la relazione dal vivo è ancora cruciale e importante quindi auspico che poi da un virtuale si possa passare al reale, ma mi chiedo è davvero cosi importante che un bambino che vive nel mondo dei videogiochi, dove tutto è virtuale , avere un incontro reale? Certamente per me è più bello giocare a palla o pallone e vincere o sconfiggere un incontro reale con l’altro perché vengo da una cultura in cui c’era il cortile e si giocava con l’altro.

Credo che se noi riusciamo a interrogare i fenomeni e soprattutto a attivare ricerche in questo ambito che ci diano un po’ il senso di quanto il fenomeno sia cosi diffuso se davvero è possibile come sembrano dimostrare le ricerche dobbiamo sempre più vivere in un mondo dove reale e virtuale talvolta si contaminano e quello che per certe persone è solo virtuale per certe altre è un modo di vivere la realtà attraverso il virtuale. E penso che questo sia quello che sempre più ci consente poi di vivere.