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Disforia di genere, sesso, genere e identità: differenze per fare chiarezza

Identità-di-genere

«Il sesso è ciò che sta sotto la cintola; il genere è ciò che sta sopra la cintola!» H: Benjamin, 1968

Come si ripercuotono sull’identità le differenze tra sesso e genere? Non di rado mi sono imbattuta in domande e affermazioni derivate dalla generalizzante divulgazione di informazioni sui transessuali, sui loro percorsi e la loro – lenta – conquista di diritti in Italia. Tale diffusione, però, comporta la creazione di alcuni stereotipi, che conducono a una effettiva disinformazione.

Ciò che non stupisce di tali atteggiamenti e prese di posizione riguarda la natura delicata di tale argomento, che rimanda alla sfera della sessualità, tabù per eccellenza, in cui alla minima particolarità si urla alla perversione! Cercherò quindi in questa sede di chiarire, per iniziare, alcuni aspetti relativi alla questione del genere e del sesso, come due realtà non sovrapponibili a priori.

Nel far ciò, prendo in prestito una famosa citazione di H. Benjamin, tra i primi sessuologi che trattò pioneristicamente il transessualismo (tant’è che ne coniò il termine!): «Il sesso è ciò che sta sotto la cintolail genere è ciò che sta sopra la cintola!» (Benjamin, 1966). Attuando un parallelismo con tale asserzione per ciò che concerne l’identità, si può parlare di Identità Sessuata e Identità Sessuale (Money, Erhardt, 1977).

L’Identità Sessuata rimanda a fattori legati alla biologia e alla fisiologia, quindi al sesso anatomico con cui nasciamo; per Identità Sessuale, invece, si può parlare della dimensione soggettiva del proprio “essere sessuati”, cioè l’esperienza di conoscenza, di emozioni e di scambi che viviamo individualmente e con gli altri.

La distinzione tra i due “tipi” di identità può sembrare obsoleta e facilmente eliminabile con una sovrapposizione di entrambi i concetti; tuttavia vi sono casi in cui tale fusione non è accettabile, dal momento che le due identità sembrano procedere in direzioni diverse: questo è il caso dei transessuali.

In psicologia si parla di Disforia di Genere (DIG) come condizione mentale che porta la persona che ne è affetta a non riconoscersi nel proprio sesso biologico: il proprio Sé Corporeo è in disarmonia con il Sé Psichico e per conseguenza si ha una difficoltà ad accettare sé stessi; essa ha un’eziologia incerta e l’epoca di apparizione, secondo alcuni autori, può risalire ai primissimi anni di vita (Stoller, 1968); si preferisce trattarla secondo un’ottica bio-psico-sociale, legata quindi anche ai ruoli e alle aspettative sociali del sesso d’origine e quello che si vorrebbe avere.

PUO’ ESSERE CONSIDERATA UNA PATOLOGIA?

LGBT

Il dibattito su tale questione è ancora aperto: alcuni autori preferiscono parlare di “sindrome” (Ovesey, Person, 1974), altri ancora di una reale condizione patologica da ascrivere nelle più riconosciute perversioni; tuttavia le diverse teorie sembrano procedere verso un’unica direzione: così come evidenziato anche dal DSM V, non si può parlare di una parafilia, né di una disfunzione sessuale: assume i colori di un vero e proprio disturbo psichico nel caso in cui il disagio provocato da questa condizione impedisca di fatto un normale andamento di vita.

Se nel corso del XX secolo alcuni autori ipotizzarono che il “fenomeno transessuale” (ovvero il boom di casi di transessualismo, soprattutto M to F) non fosse altro che una “nuova moda” diffusa tra persone con personalità schizoide; ad oggi siamo certi che la Disforia di Genere e le condizioni che da essa defluiscono siano una realtà consistente, la cui maggiore diffusione si deve essenzialmente all’accessibilità ai trattamenti medici di cui le persone possono usufruire (quindi all’aumento potenziale degli utenti).

Una realtà non per forza deviante che sta cercando di affermare la propria normalità con le unghie e con i denti, i cui diritti molto spesso sono mediati e ottenuti grazie all’aiuto di una forte partecipazione politica e sociale che proviene non solo dai diretti interessati (comunità e associazioni LGBT) ma anche dall’empatia di gente non direttamente coinvolta nel problema di genere. Uno degli strumenti più potenti che ha portato tale campagna di sensibilizzazione è internet, tramite cui la diffusione di informazioni per lo più accreditate sta soppiantando uno scontato senso comune “etichettatore” e giudicante.

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