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Pari Opportunità per la città di Napoli: cogliamole al volo!

Consulta Pari Opportunità Seconda Municipalità di Napoli: finalità, attività, iniziative. Intervista al presidente Antonello Sannino.

Ci parli della Consulta per le Pari Opportunità della Seconda Municipalità di Napoli. Perchè nasce e con quali finalità?

Una delle finalità della Consulta è quella di istituire un organismo di pari opportunità che in qualche modo possa mettere in contatto e in collaborazione le istituzioni, in questo caso la Municipalità con gli organi predisposti (Assessorato pari opportunità, Delegato pari opportunità e Consiglieri donne o consiglieri omosessuali o transessuali), con le associazioni del territorio che abbiano la “cultura delle pari opportunità”. Quindi una sorta di ibrido: un organismo istituzionale, dove le associazioni possono dialogare con le Istituzioni, tant’è che uno dei passaggi importanti che in questi mesi ha fatto la neocostituita Consulta per le Pari Opportunità della II Municipalità di Napoli è provare a dialogare anche con l’organo centrale del Comune – e non solo attraverso le Municipalità, in quelle che sono le reti istituzionali costituite per pari opportunità, contrasto alla discriminazione e contrasto alla violenza- ma con la rete antiviolenza, di cui è dotato il Comune di Napoli. La rete antiviolenza è stata istituita su due step: un primo step interistituzionale, dove ci sono Forze dell’Ordine, ASL, Comune e Ordini professionali, e un secondo step “consultivo” in cui invece viene data voce alle Associazioni.

La Consulta della II Municipalità ha una particolarità: ha fatto la richiesta per poter entrare in questa rete anti-violenza. Ovviamente, essendo un organismo istituzionale, fa parte del primo “step”, quindi decisionale se vogliamo, per cui la voce delle Associazioni non rimane solo su piano consultivo, ma è a pieno diritto su un piano decisionale. Questo è un modello con il quale bisogna, a mio avviso, avere a che fare.

La Consulta può essere uno strumento valido se la voce delle Associazioni, ovvero la voce di chi lavora a contatto diretto con le comunità, può diventare un percorso non solo consultivo, ma anche decisionale nella politica territoriale.

La Consulta si ispira o  reinterpreta un modello già applicato altrove, oppure sperimenta un modello nuovo?

Io credo che sperimenti un modello nuovo, anche perché le pari opportunità sono un qualcosa di estremamente complesso da gestire e non possono essere riconducibili alla creazione di quote, almeno per me: il percorso culturale e politico che bisogna fare è quello di evolvere la società affinché le pari opportunità non siano qualcosa di imposto, attraverso una legge di “quote”, ma attraverso la meritocrazia, ovvero il ricoprire cariche pubbliche anche importanti non perché si è donna o omosessuale, ma perché si può stare in quel posto anche per merito.

Per cui la Consulta, come organismo sperimentale, può attivare un percorso virtuoso dove le decisioni, anche quelle politiche, possono passare attraverso una voce che non è solo quella maschile. Come tutti gli esperimenti bisogna vedere come evolve dal punto di vista pratico.

C’è un ingrediente particolare in questo esperimento, che ci interessa più direttamente come Associazione, perché Anima, che fa parte di questa Consulta, ha una mission particolare che è quella di riflettere su come le nuove tecnologie cambiano e ci cambiano nel rapporto con l’altro e quindi mediano dei processi che sono culturali, politici, affettivi. Come crede che la  nostra presenza possa contribuire al raggiungimento degli scopi della Consulta?

Proprio ieri la Consulta ha deciso di dotarsi di un organismo esecutivo che è un organismo previsto dal regolamento della Consulta ed è di supporto all’attività politica della Consulta stessa. La politica, intesa in senso “nobile”, nel vivere nella polis, non quella partitica, coincide pressappoco con la comunicazione in questo momento, per cui fare politica significa fare buona comunicazione, anche perché gli spazi di partecipazione politica e democratica diventano sempre di più “spazi virtuali”: la democrazia passa anche attraverso i social, o oggi soprattutto attraverso i social, e movimenti come il Movimento 5 Stelle in Italia o movimenti politici o addirittura tutte le rivoluzioni del Nord Africa sono passate attraverso i social network; quindi è fondamentale stare a passo con i tempi e capire lì dove si sposta il consenso e la costruzione di processi democratici.

Tali luoghi di aggregazione si spostano, stanno diventando altro, ovvero non sono più luoghi di aggregazione reali, fisici, ma diventano luoghi di aggregazione virtuale, per cui è fondamentale riuscire ad organizzare in maniera precisa e agile le nuove tecnologie.

È fondamentale soprattutto per i giovanissimi che vivono sui social e sulle nuove tecnologie, garantire una comunicazione corretta e sapere che esistono dall’altra parte persone che possono dare  un supporto. Faccio un esempio: successivamente alle aggressioni che si sono state pochi mesi fa a Piazza Dante e a Monte Oliveto e grazie a un’efficace comunicazione da parte delle Associazioni e anche un’efficace reazione -che poi diventa anche reazione reale con mezzi tradizionali che può essere un Flash-Mob o una manifestazione- trasmette ai ragazzi giovanissimi la certezza di potersi fidare ed affidare a persone esperte che possono difenderle. La comunicazione forte che è arrivata sui social ci ha permesso di intercettare tutta una serie di ragazzi giovanissimi anche della provincia di Napoli nel nolano che hanno denunciato una serie di aggressioni che ricevevano anche a scuola da parte di un gruppo di ragazzi neofascisti, facente riferimento a Lotta Studentesca. Attraverso la tecnologia, questi giovani hanno trovato una risposta valida dalle Associazioni, anche se non hanno partecipato in maniera reale a quel flash-mob, ma ne hanno avuto comunicazione, quindi sapevano a chi rivolgersi, a chi poter denunciare, hanno capito che potevano  fidarsi e l’hanno fatto!

Possiamo pensare che la funzione di Anima alla Consulta sia poter allestire degli ambienti web-based che siano adatti a raccogliere queste necessità e che possano fornire le coordinate atte ad organizzare nel miglior modo possibile dei processi di cambiamento sociale?

Certamente. Io guardo con ottimismo alle nuove tecnologie, quando queste  sono utilizzate con la consapevolezza di quello che si sta facendo. Il problema grosso della tecnologia in generale è quella di saperla gestire e di non farsi gestire dalla tecnologia. Se con consapevolezza utilizzo in maniera saggia le nuove tecnologie è solo l’evoluzione dell’intelletto e della scienza umana.