Questa sezione è interamente dedicata all’esercitazione sulle differenti prove dell’esame di stato per psicologo.


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Archivio tracce e indicazioni di svolgimento


Può risultare utile confrontarsi con tracce già svolte.

Qui troverai, per ciascuna prova, una traccia svolta bene e una svolta male, e le relative indicazioni sulla correttezza e sugli errori.

PRIMA PROVA


Traccia: Comunicazione verbale e non verbale e loro impatto sul piano dell’intervento. Il candidato illustri le principali teorie di riferimento e ne esponga le implicazioni nella pratica professionale

Svolgimento corretto

La comunicazione costituisce una caratteristica propria degli esseri viventi, ed assume un ruolo fondamentale nello sviluppo degli uomini. Il significato del termine “comunicazione” rende conto di una dimensione essenziale del nostro essere umani, connessa alla socialità e alla capacità di instaurare relazioni. Comunicare significa, infatti, letteralmente, “rendere comune”, quindi coinvolgere gli altri in qualcosa, renderli partecipi. Il fenomeno della comunicazione è stato spesso al centro degli studi psicologici: sulla base di osservazioni ed esperimenti, in molti hanno descritto la comunicazione umana, distinguendola da quella animale e delineandone le specifiche caratteristiche. Nello specifico, l’argomento è stato oggetto di studio nei primi decenni del Novecento da parte di studiosi di varie discipline, che lo concettualizzarono inizialmente in maniera schematica, come il passaggio di contenuti da un’emittente ad un ricevente. Con il passare del tempo e con l’aumento degli studi in merito, il concetto è stato ampliato; oggi la comunicazione è un fenomeno complesso, che chiama in causa risorse di natura cognitiva, emotiva e sociale.
Tra le teorie che maggiormente hanno influenzato le ricerche sulla comunicazione e le applicazioni del costrutto è possibile ricordare il modello matematico e quello sistemico.
Il modello matematico, messo a punto da Shannon e Weaver, costituisce una delle primissime elaborazioni sul processo comunicativo. I due matematici ipotizzarono l’esistenza di un canale di trasmissione delle informazioni (emittente) e un ricevente; essi non si interessarono del contenuto della comunicazione, ma solamente del processo di trasmissione, individuando solo due passaggi del processo comunicativo: la codifica e la decodifica.
Questa modalità di concepire la comunicazione appare eccessivamente riduzionista, non tenendo conto di molti processi che entrano in gioco nel processo comunicativo; essa ha tuttavia aperto la strada agli studi e alle ricerche successive.
A colmare i limiti di questa ed altre teorie intervenuta la scuola di Palo Alto, che ha analizzato le caratteristiche della comunicazione, mettendo in evidenza le differenze tra comunicazione verbale e non verbale. A Palo Alto, una piccola città della California, si riunirono infatti, nella seconda metà del Novecento, studiosi afferenti a vari settori scientifici. L’antropologo G. Bateson, in collaborazione con E. Goffman e H. Hall, filosofi e D. Jackson e P. Watzlavic, psichiatri, costituì infatti un gruppo di ricerca composto da antropologi, psichiatri, filosofi, matematici, sociologi e linguisti, all’interno del Mental Research Institute. Il gruppo di ricerca si occupava principalmente di studiare e concettualizzare il fenomeno della comunicazione utilizzando un’ottica di tipo “sistemico”, che considerasse cioè il contesto e le relazioni nella quali il soggetto comunicante è inserito. Gli studi del gruppo di ricerca furono raccolti all’interno del testo “Pragmatica della comunicazione umana”, pubblicato nel 1967, nel quale si delineava una nuova idea di comunicazione, intesa non più come un fenomeno lineare e di passaggio di informazioni, bensì un processo circolare tra gli interlocutori.
P. Watzlavic e colleghi postularono, in questo testo, cinque assiomi sulla comunicazione umana, mettendo così in evidenza tutte le dimensioni del fenomeno. Il primo assioma asserisce che non si può non comunicare, poiché qualsiasi comportamento comunica qualcosa. Il secondo assioma chiarisce che all’interno di ogni comunicazione vanno distinti due livelli: il livello del contenuto, (cosa si comunica) e il livello della relazione (che tipo di relazione si instaura con la persona con cui si comunica). Il terzo assioma spiega che il modo di interpretare una comunicazione dipende da come viene “punteggiata” la sequenza delle comunicazioni fatte, ovvero il significato dato alle comunicazioni e alla relazione cambia a seconda del punto di vista dal quale si osserva. Il quarto assioma differenzia due tipi di comunicazione: quella analogica (il non verbale, i simboli e le immagini) e quella numerica o digitale (le parole e i segni arbitrari usati convenzionalmente per designare qualcosa). Il quinto e ultimo assioma, infine, evidenzia l’esistenza di due tipi di interazioni tra comunicanti: simmetriche, ovvero quando gli interlocutori, tramite le loro comunicazioni, si considerano di pari livello o complementari, quando gli interlocutori si pongono in posizioni differenti: l’uno superiore (one-up), l’altro subordinato (one-down).
Il gruppo di Palo Alto pose dunque anche l’accento su differenti modalità di comunicazione, descrivendone le differenze ed approfondendo lo studio anche su modalità disfunzionali di comunicazione. A tal proposito è importante ricordare gli studi sulla comunicazione paradossale, che portarono G. Bateson alla formulazione della teoria del “doppio legame”, il meccanismo di comunicazione alla base di patologie gravi come la schizofrenia, sviluppate nel contesto familiare.
Le teorie elaborate dal gruppo di Palo Alto distinsero, dunque comunicazione verbale e non verbale. La prima è quella che coinvolge il parlato: la comunicazione avviene quindi tra soggetti che utilizzano un medesimo codice comunicativo, condividendone le regole.
La comunicazione non verbale fa invece riferimento a tutto ciò che non ha a che vedere con il parlato, come ad esempio i gesti, le espressioni del volto, la postura, l’orientamento e le distanze nello spazio, ecc. Gli elementi estranei al linguaggio parlato sono molto importanti e favoriscono la comprensione della comunicazione, fornendo elementi utili anche su colui che comunica. Essi rappresentano il 55% di uno scambio comunicativo, e hanno quindi un peso maggiore sulla comprensione del messaggio rispetto agli aspetti legati alla comunicazione verbale.
Una delle caratteristiche più importanti della comunicazione non verbale consiste nel carattere prevalentemente involontario delle informazioni che gli interlocutori forniscono di se stessi, mediante questo tipo di comunicazione.
Le teorie elaborate sul tema della comunicazione hanno anche messo in evidenza l’importanza della stessa sul piano dell’intervento psicologico. La capacità comunicativa è infatti un’importante risorsa per lo psicologo, e gli studi sulla comunicazione aprono a differenti possibilità professionali.
Sicuramente la conoscenza dei meccanismi propri della comunicazione verbale e non verbale è alla base di una buona conduzione del colloquio clinico: la possibilità di osservare l’effetto della comunicazione e la capacità di comprendere i segnali del non detto sono aspetti essenziali per il clinico che si confronta con l’individuo, con la coppia o con la famiglia. In particolare, il modello sistemico-relazionale, nato dagli studi della scuola di Palo Alto, attribuisce alla comunicazione un ruolo di primo piano nell’intervento clinico: l’osservazione delle modalità comunicative costituì, negli anni 50 del Novecento la nascita del modello stesso, che applicò tali studi al lavoro terapico con le famiglie. Se dunque nel contesto clinico la comunicazione costituisce un imprescindibile punto di riferimento, vi sono altri ambiti applicativi nei quali lo psicologo può operare avendo come riferimento la comunicazione e gli studi su di essa.
In particolare, nel mondo del marketing le teorie psicologiche connesse alla comunicazione analizzano le modalità più efficaci di comunicazione, volte alla comprensione del cliente e alla sua “conquista”. In questa direzione, la psicologia della pubblicità studia i meccanismi e le tecniche persuasive che si trovano dietro il messaggio pubblicitario e che il pubblicitario escogita per convincere gli spettatori a comprare il prodotto reclamizzato. a tal proposito vi sono studi specifici che analizzano l’influenza e il ruolo della comunicazione nel mondo della pubblicità.
La comunicazione, infine, costituisce un costrutto importante anche per la psicologia sociale, che se ne interessa nell’ambito dell’interculturalità, degli scambi e delle interazioni; attraverso l’analisi delle modalità di comunicazione intergruppo.

Svolgimento errato

La comunicazione è un aspetto importante degli esseri umani, ed influisce sulle relazioni che ciascuno di noi intraprende. Il fenomeno è stato oggetto di studio da parte di molte discipline e, a partire dai primi decenni del Novecento, anche da parte di psicologi che elaborarono diverse teorie in merito. Tra le più importanti ricordiamo il modello concettualizzarono inizialmente in maniera schematica, come il passaggio di contenuti da matematico messo a punto da Shannon e Weaver, che furono tra i primi ad elaborare una teoria della comunicazione. I due matematici ipotizzarono l’esistenza di un canale di trasmissione delle informazioni (emittente) e un ricevente; essi non si interessarono del contenuto della comunicazione, ma solamente del processo di trasmissione, individuando solo due passaggi del processo comunicativo: la codifica e la decodifica.
Questa modalità di concepire la comunicazione appare eccessivamente riduzionista, non tenendo conto di molti processi che entrano in gioco nel processo comunicativo; essa ha tuttavia aperto la strada agli studi e alle ricerche successive.
A colmare i limiti di questa ed altre teorie intervenuta la scuola di Palo Alto, che ha analizzato le caratteristiche della comunicazione, mettendo in evidenza le differenze tra comunicazione verbale e non verbale. A Palo Alto, una piccola città della California, si riunirono infatti, nella seconda metà del Novecento, studiosi afferenti a vari settori scientifici. L’antropologo G. Bateson, in collaborazione con E. Goffman e H. Hall, filosofi e D. Jackson e P. Watzlavic, psichiatri, costituì infatti un gruppo di ricerca composto da antropologi, psichiatri, filosofi, matematici, sociologi e linguisti, all’interno del Mental Research Institute. Il gruppo di ricerca si occupava principalmente di studiare e concettualizzare il fenomeno della comunicazione utilizzando un’ottica di tipo “sistemico”, che considerasse cioè il contesto e le relazioni nella quali il soggetto comunicante è inserito. Gli studi del gruppo di ricerca furono raccolti all’interno del testo “Pragmatica della comunicazione umana”, pubblicato nel 1967, nel quale si delineava una nuova idea di comunicazione, intesa non più come un fenomeno lineare e di passaggio di informazioni, bensì un processo circolare tra gli interlocutori.
P. Watzlavic e colleghi postularono, in questo testo, cinque assiomi sulla comunicazione umana, mettendo così in evidenza tutte le dimensioni del fenomeno. Il primo assioma asserisce che non si può non comunicare, poiché qualsiasi comportamento comunica qualcosa. Il secondo assioma chiarisce che all’interno di ogni comunicazione vanno distinti due livelli: il livello del contenuto, (cosa si comunica) e il livello della relazione (che tipo di relazione si instaura con la persona con cui si comunica). Il terzo assioma spiega che il modo di interpretare una comunicazione dipende da come viene “punteggiata” la sequenza delle comunicazioni fatte, ovvero il significato dato alle comunicazioni e alla relazione cambia a seconda del punto di vista dal quale si osserva. Il quarto assioma differenzia due tipi di comunicazione: quella analogica (il non verbale, i simboli e le immagini) e quella numerica o digitale (le parole e i segni arbitrari usati convenzionalmente per designare qualcosa). Il quinto e ultimo assioma, infine, evidenzia l’esistenza di due tipi di interazioni tra comunicanti: simmetriche, ovvero quando gli interlocutori, tramite le loro comunicazioni, si considerano di pari livello o complementari, quando gli interlocutori si pongono in posizioni differenti: l’uno superiore (one-up), l’altro subordinato (one-down).
Il gruppo di Palo Alto pose dunque anche l’accento su differenti modalità di comunicazione, descrivendone le differenze ed approfondendo lo studio anche su modalità disfunzionali di comunicazione.
Le teorie elaborate dal gruppo di Palo Alto distinsero, dunque comunicazione verbale e non verbale. La prima è quella che coinvolge il parlato: la comunicazione avviene quindi tra soggetti che utilizzano un medesimo codice comunicativo, condividendone le regole.
La comunicazione non verbale fa invece riferimento a tutto ciò che non ha a che vedere con il parlato, come ad esempio i gesti, le espressioni del volto, la postura, l’orientamento e le distanze nello spazio, ecc. Gli elementi estranei al linguaggio parlato sono molto importanti e favoriscono la comprensione della comunicazione, fornendo elementi utili anche su colui che comunica. Essi rappresentano il 55% di uno scambio comunicativo, e hanno quindi un peso maggiore sulla comprensione del messaggio rispetto agli aspetti legati alla comunicazione verbale.
Una delle caratteristiche più importanti della comunicazione non verbale consiste nel carattere prevalentemente involontario delle informazioni che gli interlocutori forniscono di se stessi, mediante questo tipo di comunicazione.
Da quanto finora descritto, la comunicazione costituisce un elemento importante, al centro dell’interesse di molti professionisti, e in particolare della professione psicologica.
In particolare, la comunicazione verbale e quella non verbale hanno un forte impatto sull’intervento psicologico, e vanno sicuramente considerate nella loro influenza sulla pratica professionale.

SECONDA PROVA


 Traccia:

L’Amministrazione Comunale emana un bando per la creazione di un servizio finalizzato alla riduzione della dispersione scolastica. Il progetto, della durata  di 3 anni  avrà un budget complessivo di 90000 euro. Il candidato pianifichi un progetto che illustri:

  1. Descrizione del fenomeno con riferimento al contesto locale d’intervento
  2. Beneficiari diretti ed indiretti
  3. Finalità ed obiettivi
  4. Metodologia
  5. Tempi
  6. Gestione delle risorse umane ed economiche
  7. Verifica dell’intervento

Svolgimento corretto

Titolo progetto
Non disperdiamoci!
Insieme per contrastare la dispersione scolastica nelle scuole

Premessa e Analisi del Contesto
La dispersione scolastica, ovvero l’insieme dei comportamenti di assenza non autorizzata dei minorenni della scuola dell’obbligo, costituisce un fenomeno complesso e largamente diffuso. Nonostante i tentativi delle Istituzioni di porre un freno a tali comportamenti, è ancora alta la percentuale di giovani che, in maniera ingiustificata si assenta dalla scuola e dalle lezioni per motivi ascrivibili alla volontà e non connessi alla salute. Stando alle statistiche attuali, in Italia i ragazzi abbandonano molto presto la scuola, spesso addirittura prima di aver conseguito un titolo di studio.
In particolare, le percentuali di dispersione scolastica nel Sud Italia sono stimate intorno al 30%, e toccano soprattutto città come X, realtà articolate nelle quali risulta ridotto il controllo e complesso l’intervento e il coinvolgimento dei giovani nelle attività scolastiche.
Le cause alla base della dispersione scolastica possono essere molteplici; in particolare, una forte incidenza è connessa ad una scelta degli studi superiori poco oculata, ma ci sono anche fattori maggiormente connessi al benessere individuale e all’inclusione, come il sentirsi poco accolti, isolati o vittime di atti vandalici o di bullismo. Infine, elementi legati al contesto sociale, come povertà, degrado ed ignoranza diffusi, possono avere una influenza sul fenomeno. Quando fattori di disagio ambientale (legati anche alla condizione della famiglia di origine) si intrecciano con elementi si disagio evolutivo, la situazione di difficoltà individuale si amplifica, diminuendo la stima che il soggetto ha di se stesso, con ricadute sulla frequenza scolastica.
La dispersione scolastica genera difficoltà e problematiche a livello sia individuale che contestuale. Oltre alle difficoltà legate al singolo, quali il basso livello di istruzione e la difficoltà a trovare un impiego, infatti, il fenomeno può essere causa di piaghe sociali, come bullismo, microcriminalità, e condotte devianti.
Il fenomeno della dispersione scolastica non può più essere considerato un’emergenza, qualcosa di eccezionale, ma va inteso come un dato strutturale del sistema di istruzione e formazione. Per questo motivo appare importante intervenire a livello non solo individuale, ma coinvolgendo tutto il sistema scolastico in azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno, al fine di porre in primo piano le difficoltà dei ragazzi a scuola e i loro Bisogni Educativi Speciali.

Beneficiari del progetto
Il progetto coinvolge gli studenti delle scuole secondarie inferiori di X. Inoltre, il progetto intende coinvolgere i docenti in un percorso di formazione volto all’individuazione di situazioni di difficoltà e disagio che possono essere alla base della dispersione scolastica.
Beneficiari diretti dell’intervento saranno tutti gli studenti, ed in particolare quelli più a rischio di abbandono scolastico. Beneficiari indiretti saranno i docenti, che svilupperanno le capacità di analizzare situazioni a rischio per i propri allievi.
Beneficiari indiretti del progetto saranno anche i genitori degli alunni coinvolti, gli istituti scolastici secondari del territorio e la comunità.

Finalità e Obiettivi
Il progetto mira a ridurre il tasso di dispersione scolastica negli istituti secondari superiori del territorio. Ulteriore obiettivo è quello di fornire ai docenti le capacità di individuare situazioni a rischio, in modo da ridurre, nel tempo, le percentuali di studenti a rischio di dispersione, grazie ad un intervento tempestivo dei docenti.
Il progetto ha, inoltre, come obiettivi il coinvolgimento attivo di allievi e docenti nel contrasto al fenomeno in oggetto e nella promozione di un clima scolastico favorevole a tutti.

Metodologia
Il progetto prevede l’utilizzo di differenti metodologie che coinvolgano, in percorsi paralleli, allievi e docenti.
Per gli studenti si privilegerà il coinvolgimento in attività di tipo laboratoriale, volte alla condivisione di esperienze che favoriscano momenti di connessione tra lo studio e l’attività professionale. I gruppi esperienziali organizzati metteranno in evidenza l’importanza del contesto scolastico come ponte verso il futuro lavorativo di ciascun alunno, favorendo un bilancio delle competenze di ciascuno e una riflessione sulle prospettive future.
Per i docenti saranno organizzati momenti di informazione e formazione, volti a fornire loro sia gli strumenti necessari ad individuare situazioni a rischio che le strategie per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica. I docenti coinvolti diventeranno figure-chiave nella lotta al drop out scolastico e costituiranno un riferimento per i propri allievi

Tempi
Il progetto sarà articolato in fasi:
I FASE
Durante la prima fase ci sarà una presentazione del progetto ai dirigenti scolastici del territorio. La presentazione sarà finalizzata alla costituzione di una coalizione di progetto e alla stipula di un accordo tra gli enti aderenti al progetto.
II FASE
La seconda fase prevede l’individuazione di docenti referenti per ciascuna scuola aderente al progetto. Questi docenti saranno coinvolti in un percorso di formazione volto a fornire loro gli strumenti necessari per intervenire nelle situazioni di dispersione scolastica.
Il percorso di formazione avrà la durata di un anno scolastico e favorirà la creazione di due figure-chiave in ciascuna scuola.
III FASE
La terza fase prevede il coinvolgimento diretto degli studenti dei penultimi e degli ultimi anni. Gli studenti saranno coinvolti inizialmente in un percorso di bilancio delle proprie competenze.
In seguito alla conclusione del percorso, i ragazzi saranno suddivisi i piccoli gruppi e verranno coinvolti in attività laboratori ali parallele alle lezioni teoriche. Ciascun laboratorio sarà guidato da un esperto, affiancato da un docente referente.
IV FASE
La quarta fase prevede una verifica dell’intervento attraverso la somministrazione di strumenti di valutazione costruiti ad hoc.
V FASE
In seguito alla realizzazione delle attività e al corso di formazione, i docenti referenti saranno in grado di costituire, durante la nuova annualità, nuovi percorsi laboratori ali dedicati agli studenti. Essi costituiranno, così, in ciascuna scuola, dei “presìdi permanenti” contro il fenomeno della dispersione scolastica.

Risorse

Umane:
Insegnanti, Psicologi-Psicoterapeuti, Psicologi, Pedagogisti, e le altre risorse individuate nella fase di creazione della “coalizione di progetto”.

Materiali:
I materiali impiegati per tale progetto prevedono l’uso di questionari, materiale audiovisivo, materiali di consumo. Gli spazi saranno quelli messi a disposizione dagli Istituti in cui verranno attuate le attività previste da progetto. Tutti gli incontri con gli insegnanti ed i ragazzi saranno organizzati nelle ore curriculari o extra-curriculari in base agli accordi stabiliti con il Consiglio d’Istituto.
Non si esclude l’utilizzo di spazi e materiali esterni all’istituzione scolastica appositamente individuati dalla “coalizione di progetto”.

Economiche:
Le risorse economiche necessarie all’implementazione del progetto saranno individuate dalla “coalizione di progetto”.

Svolgimento errato

Titolo progetto
Non disperdiamoci!
Insieme per contrastare la dispersione scolastica nelle scuole

Premessa e Analisi del Contesto
La dispersione scolastica costituisce un fenomeno complesso e largamente diffuso. Nonostante i tentativi delle Istituzioni di porre un freno a tali comportamenti, è ancora alta la percentuale di giovani che, in maniera ingiustificata si assenta dalla scuola e dalle lezioni per motivi ascrivibili alla volontà e non connessi alla salute. Stando alle statistiche attuali, in Italia i ragazzi abbandonano molto presto la scuola, spesso addirittura prima di aver conseguito un titolo di studio.
Le cause alla base della dispersione scolastica possono essere molteplici; in particolare, una forte incidenza è connessa ad una scelta degli studi superiori poco oculata, ma ci sono anche fattori maggiormente connessi al benessere individuale e all’inclusione, come il sentirsi poco accolti, isolati o vittime di atti vandalici o di bullismo. Infine, elementi legati al contesto sociale, come povertà, degrado ed ignoranza diffusi, possono avere una influenza sul fenomeno. La dispersione scolastica genera difficoltà e problematiche a livello sia individuale che contestuale. Il fenomeno della dispersione scolastica non può più essere considerato un’emergenza, qualcosa di eccezionale, ma va inteso come un dato strutturale del sistema di istruzione e formazione. Per questo motivo appare importante intervenire a livello non solo individuale, ma coinvolgendo tutto il sistema scolastico in azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno, al fine di porre in primo piano le difficoltà dei ragazzi a scuola e i loro Bisogni Educativi Speciali.

Beneficiari del progetto
Il progetto coinvolge gli studenti delle scuole secondarie inferiori di X. Inoltre, il progetto intende coinvolgere i docenti in un percorso di formazione volto all’individuazione di situazioni di difficoltà e disagio che possono essere alla base della dispersione scolastica.

Finalità e Obiettivi
Il progetto mira a ridurre il tasso di dispersione scolastica negli istituti secondari superiori del territorio.

Metodologia
Il progetto prevede l’utilizzo di differenti metodologie che coinvolgano, in percorsi paralleli, allievi e docenti.
Per gli studenti si privilegerà il coinvolgimento in attività di tipo laboratoriale, volte alla condivisione di esperienze che favoriscano momenti di connessione tra lo studio e l’attività professionale. Per i docenti saranno organizzati momenti di informazione e formazione.

Tempi
Il progetto sarà articolato in fasi:
I FASE
Durante la prima fase ci sarà una presentazione del progetto ai dirigenti scolastici del territorio.
II FASE
La seconda fase prevede l’individuazione di docenti referenti per ciascuna scuola aderente al progetto. Questi docenti saranno coinvolti in un percorso di formazione.
III FASE
La terza fase prevede il coinvolgimento diretto degli studenti dei penultimi e degli ultimi anni. Gli studenti saranno coinvolti inizialmente in un percorso di bilancio delle proprie competenze.
In seguito alla conclusione del percorso, i ragazzi saranno suddivisi i piccoli gruppi e verranno coinvolti in attività laboratori ali parallele alle lezioni teoriche.
IV FASE
La quarta fase prevede una verifica dell’intervento attraverso la somministrazione di strumenti di valutazione costruiti ad hoc.
V FASE
In seguito alla realizzazione delle attività e al corso di formazione, i docenti referenti saranno in grado di costituire, durante la nuova annualità, nuovi percorsi laboratori ali dedicati agli studenti.

Risorse

Umane:
Insegnanti, Psicologi-Psicoterapeuti, Psicologi, Pedagogisti.
Materiali:
I materiali impiegati per tale progetto prevedono l’uso di questionari, materiale audiovisivo, materiali di consumo.

Economiche:
Le risorse economiche necessarie all’implementazione del progetto saranno individuate mediante il tariffario di riferimento dei professionisti coinvolti.

TERZA PROVA


 

Svolgimento corretto

Svolgimento errato