Ospedale luogo di frontiera in tema di violenza e aggressione

Indagine conoscitiva con riferimento al personale infermieristico

Anastasio Valeria , Infermiera. Anima, associazione di promozione sociale e ente di ricerca in psicologia
Cannata Anna, Psicologa e psicoterapeuta. Anima, associazione di promozione sociale e ente di ricerca in psicologia.
Manzo Stefano, Psicologo Clinico e Ricercatore. Anima, associazione di promozione sociale e ente di ricerca in psicologia

Convegno ECM – I Contesti dell’Intervento Psicologico – 16 e 17 Maggio 2016

Area/ Topic: Sanità

 

Introduzione

La violenza sul luogo di lavoro, in Italia e negli U.S.A., riguarda per il 50% gli infermieri (Gacki -Smith et al. 2009; Pich 2010) e Triage e Pronto Soccorso sono i contesti più critici (Alexander et al.2004; Farrell 2006). La nostra ipotesi è che dati fenomeno per quanto diffuso, assuma caratteristiche specifiche a seconda dei contesti. Pertanto è stata condotta una ricerca esplorativa entro il contesto locale del Triage/PS della AORN Cardarelli di Napoli. L’indagine ha coinvolto 26 infermieri, con età media di 46 anni, operanti in pronto soccorso (25-30 ore settimanali), da oltre 20 anni, a conoscenza del fenomeno (100%) e con esperienza di almeno un episodio di violenza sul lavoro nell’ultimo anno (96%). Molti studi hanno contribuito ad evidenziare e analizzare i diversi fattori scatenanti il fenomeno delle aggressioni, come nello studio di Tang (2007) il sovraffollamento è considerato la prima causa di aggressione verso gli operatori sanitari, per l’89% degli infermieri. Nello studio di Opie (2010), viene dimostrata una correlazione diretta tra aggressioni e sintomi di disturbo da stress post-traumatico, mentre Gillespie (2010) aggiunge, inoltre, che il fenomeno della violenza genera nelle strutture disordini e caos che possono causare ritardi nelle cure agli altri pazienti e fornire una pessima immagine dell’ospedale e degli operatori.

Obiettivi

A partire da una prospettiva contestuale, la presente indagine esplorativa è volta a comprendere le caratteristiche specifiche e locali del fenomeno delle aggressioni e violenze in Triage e Pronto Soccorso della AORN Cardarelli di Napoli, a partire dalle testimonianze degli infermieri che operano in tale contesto.

Metodologia e strumenti

L’indagine ha seguito i seguenti step metodologici:

  1. Descrizione del contesto di ricerca: costruzione di una intervista semi strutturata somministrata ad un opinion leader, allo scopo di acquisire informazioni di contesto utili alla individuazione degli strumenti di indagine da rivolgere agli infermieri.
  2. Costruzione di una scheda socio-anagrafica e di rilevazione della conoscenza ed esperienza del fenomeno
  3. Costruzione di un’intervista semistrutturata per gli infermieri, a partire dalle informazioni fornite dall’opinion leader
  4. Somministrazione e raccolta dati
  5. Analisi

Dall’analisi della letteratura sul tema, è stata costruita una intervista semistrutturata, rivolta alla coordinatrice dell’unità operativa di Pronto Soccorso e Triage, opinion leader del contesto. L’intervista consta di due parti, di cui la prima riguarda l’organizzazione degli spazi Triage-PS dell’AORN Cardarelli di Napoli, mentre la seconda riguarda gli attori protagonisti di questi spazi. Il materiale raccolto è stato audio registrato e trascritto secondo il metodo VERBATIM. Infine, è stata costruita una griglia di raccolta dati riguardante: il personale infermieristico di Triage e PS, il carico di lavoro pro capite, il reddito, ferie/permessi/malattia. Sulla base di questa analisi, si è proceduto alla costruzione di un’intervista semistrutturata da rivolgere agli infermieri, che indaga le seguenti aree:

1 fattori, percepiti come particolarmente rischiosi per l’insorgenza del fenomenoà FATTORI DI RISCHIO 

2 caratteristiche di un episodio di violenza sul luogo di lavoro ritenuto particolarmente rilevanteà CARATTERISTICHE DI UN’ESPERIENZA

3 implicazioni personali e contributo soggettivo alla prevenzione/risoluzione del fenomeno con particolare riferimento all’esperienza direttaà CONTRIBUTO SOGGETTIVO

Le interviste sono state somministrate a 26 infermieri del Triage e Pronto Soccorso del Cardarelli, selezionati casualmente, e sottoposte ad un’analisi del contenuto attraverso una metodologia “carta-matita”, condotta da tre giudici indipendenti.

Analisi

Si presentano di seguito le categorie tematiche emergenti per ognuno dei tre aspetti indagati dalle interviste agli infermieri.

FATTORI DI RISCHIO

Categorie tematiche:

1.1 FATTORI ORGANIZZATIVI include tutto ciò che concerne una cattiva organizzazione dell’unità operativa di Pronto Soccorso e Triage del Cardarelli, come: sovraffollamento, lunghi tempi di attesa e mancanza di personale. Tutte problematiche legate alla disorganizzazione che parte da basi manageriali fino a comprendere caratteristiche logistiche. In questa categoria troviamo stralci narrativi come: “sono i tempi di attesa che sono molto lunghi”

1.2 FATTORI CONNESSI A CARATTERISTICHE DEL PAZIENTE include tutti i possibili fattori di rischio ricollegabili alla specifica utenza del Cardarelli. In particolare, si tratta di caratteristiche anagrafiche, culturali, caratteriali, connesse a patologie psichiche e a passate esperienze di ricovero non gradevoli “già vengono aggressivi, già arrivano urlando”; “abbiamo a che fare con gente di strada che viene per litigare”; “ti viene incontro con aria di sfida pretendono di entrare senza rispettare gli altri”; anche la scarsa informazione del sistema di triage è attribuibile al basso livello culturale dell’utenza: “l’ignoranza e una disinformazione dell’utenza, proprio di come funziona il triage”

1.3 FATTORI CONNESSI A CARATTERISTICHE DELL’INFERMIERE: ci si riferisce ad alti livelli di stress, dovuti a problematiche personali e alla mancanza di formazione degli infermieri nella gestione della relazione con l’utenza “lo stress degli infermieri”; “ma siamo anche noi che non facciamo educazione sanitaria”.

CARATTERISTICHE DI UN’ESPERIENZA

Categorie tematiche:

2.1 ORDINARIETA’: si riferisce alla violenza verbale e fisica percepita come normalità e quindi sentita come parte integrante del lavoro in triage, a tal punto da non costituire un’eccezione “succedono talmente all’ordine del giorno che tu non badi, è come se fosse una cosa routinaria”.

2.2 INFERMIERE COME CAPRO ESPIATORIO: ci informa di come l’infermiere sia il bersaglio inconsapevole del dolore e delle responsabilità dei familiari dei pazienti, anche quando, ad esempio, il paziente arriva in pronto soccorso già senza vita, oppure quando, in situazioni di forte pericolo, la violenza verbale e fisica è una reazione al servizio dell’autoconservazione del paziente “loro ci ritengono responsabili di tutto quello che succede”; “vengono fuori gli istinti primari che è quello della conservazione quello di intaccare il prossimo per conservare se stessi”.

2.3 L’UNIONE FA LA FORZA: riguarda strategie di attacco o di difesa dalle aggressioni dove è il gruppo, di parenti o di colleghi, ad agire. Ritroviamo esperienza di violenze collettive da parte dell’utenza e dei parenti contro gli infermieri e contro la vigilanza, così come registriamo la creazione di gruppi spontanei, ma sporadici, di auto e mutuo aiuto tra gli stessi infermieri per raccontarsi e darsi conforto a vicenda “ogni paziente si porta tre quattro parenti quello è il problema sono i parenti dietro e si fanno forza, da spalla l’uno con l’altro”; “presi dallo sconforto creai un gruppo che si chiama i malmenati del PS”.

2.4 BURNOUT: raccoglie i temi propri della sindrome: agitazione e ansia sul luogo di lavoro, difficoltà ad essere empatici nei confronti dei pazienti, e tutti fattori legati alla sfera emozionale dell’infermiere che, lavorando in condizioni di sconforto, rabbia e solitudine, arriva a perdere piacere ed interesse per il proprio lavoro arrecando conseguenze negative per l’utenza “fa male psicologicamente… io mi blocco e non riesco più a reagire perché vanno proprio nella volgarità eccessiva”; “si blocca proprio un nodo alla gola” “per un mese mi sono data malata e non sono venuta a lavorare”.

2.5 SPIACEVOLI CONSEGUENZE: raccoglie tutte le narrazioni che hanno come temi quello dell’omertà di colleghi e vigilanza che hanno assistito a episodi di violenza, e dello stesso infermiere aggredito. Troviamo anche esperienze di chi, dando seguito a denunce, è incappato in lunghi iter giudiziari, dall’epilogo incerto “le guardie giurate hanno molta paura diciamo che il loro lavoro non lo possono fare fino in fondo”.

CONTRIBUTO SOGGETTIVO:

Categorie tematiche:

3.1 NICHILISTI: raccoglie il tema della confusione e dell’impotenza degli infermieri ad apportare un personale contributo per migliorare il rapporto con l’utenza. Gli infermieri si dichiarano come arresi al fenomeno: non sanno cosa fare e, spesso, sanno di non poter far nulla “non sai come gestirli ai pazienti”; “in nessun modo li fermi vengono già prevenuti agguerriti e già sanno come si devono comportare perché è un’abitudine”

3.2 EVITANTI: gli infermieri evitano di reagire e affrontare la situazione di pericolo, preferendo “abbassare la testa” anche di fronte a gravi insulti o percosse, non senza conseguenze sul piano psicologico “tu cerchi di calmarti e di farlo scivolare, ma spesso non ci riesci perché ti colpisce”

3.3 STRATEGICI: ci sono infermieri che hanno espresso la loro opinione riguardo possibili cambiamenti e risoluzioni a tali situazioni. Diverse sono le strategie individuate, che vanno dal dare la precedenza a soggetti pericolosi indipendentemente dalla gravità della patologia, al sensibilizzare l’utenza, alla richiesta di protocolli specifici, alla realizzazione di squadre di lavoro “un mio collega mi ha detto: queste sono persone di strada fallo giallo i codici, perché se no, succedono mazzate” “il dolore, penso che bisognerebbe introdurre un protocollo per la gestione del dolore” “dovremmo cercare di fare più squadra e parlare di più per tutelarci e difenderci a vicenda”

3.4 SISTEMICI: raccoglie coloro che guardano al di là del contesto ospedaliero ponendo la loro attenzione al territorio, proponendo un’azione di prevenzione di sensibilizzazione ad ampio raggio per cittadinanza ed istituzioni “la prevenzione bisogna farla sul territorio e non in ospedale, educazione sanitaria a casa del cittadino”

3.5 AUTORITARI, ossia coloro che preferiscono farsi tutelare da guardie giurate, polizia oppure protendono per misure drastiche di controllo, come l’allontanamento immediato del paziente dalla famiglia, considerato che i familiari sono coloro che scatenano la maggior parte delle risse e innescano la violenza “qualche volta ho chiamato qualche pattuglia di polizia” “il triage dovrebbe essere chiuso per far entrare solo il paziente senza familiare”.

Risultati e conclusioni

Il fenomeno delle aggressioni è noto a tutto il campione ed è una realtà molto presente nel contesto “AORN Cardarelli”, visto che il 77% degli intervistati dichiara di essere stato coinvolto in un episodio di aggressione, spesso verbale e fisica, almeno una volta nell’arco dell’ultimo anno. La frequenza degli episodi di aggressione nel contesto lavorativo ha un andamento cumulativo nell’arco del tempo. Inoltre, possiamo protendere per una “lettura contesto-dipendente” del fenomeno, considerato che ci sono più infermieri che litigano sul luogo di lavoro (96%) che fuori da questo contesto (66%). In un anno, la frequenza dei litigi è più alta nel contesto lavorativo (65% “qualche volta”; 27% “spesso”; 4% “sempre”) che per quello extra lavorativo (58% qualche volta; 8% spesso). Di conseguenza, escludiamo l’ipotesi di un’aggressività endogena degli infermieri.

In particolare, il fenomeno delle aggressioni sul luogo di lavoro è avvertito come parte integrante del sistema lavorativo: c’è una marcata tendenza ad accettare come “normale” o inevitabile il fenomeno in sé e le conseguenze.

L’utenza è considerata dagli infermieri “al centro del loro lavoro”, e nutrono attese di riconoscenza e gratitudine, puntualmente disattese. Dall’altra, per gli infermieri la AORN è caratterizzata da: problemi logistici, scarsa organizzazione, disinteresse per l’innovazione e per la condizione dei lavoratori. Date queste premesse, gli infermieri fanno poco affidamento sui superiori, e le strategie messe in atto per contrastare il fenomeno delle aggressioni sul luogo di lavoro, dunque, vanno nella direzione della singola iniziativa privata o dell’omertà piuttosto che verso l’utilizzo degli strumenti e procedure istituzionali previsti.

Possiamo ipotizzare una frattura organizzativa tra AORN ed infermieri, frattura che favorisce l’utenza nella messa in atto di azioni aggressive, di attacco all’istituzione nella sua più debole ed esposta avanguardia. Gli infermieri, dal canto loro, sembrerebbero colludere perfettamente con questa rappresentazione di “capro espiatorio”, ricavandone una posizione doppiamente scomoda: maltrattati dall’utenza e trascurati dall’istituzione.

Una buona risorsa per gli infermieri è l’area della colleganza: l’appartenenza alla categoria e la fiducia nella creazione di un clima cooperativo e di condivisione delle esperienze, infatti, indica una strada da percorre per la costruzione di un’identità di categoria che, più del singolo infermiere aggredito, possa esprimere bisogni di contenimento psicologico, di maggiore tutela, di formazione specifica. Richieste queste da rivolgere ai superiori, che, pertanto sono richiamati ad assumere un ruolo organizzativo e farsi fautori di un “ricongiungimento affettivo” della AORN con il personale infermieristico, utile al fine della prevenzione del fenomeno delle aggressioni nel contesto locale.

CONVEGNO ECM - I Contesti dell'Intervento Psicologico - Napoli 16 - 17 luglio 2016

Violenza contro infermieri. Gli infermieri sono sempre più vittima di  aggressione e violenza in ospedale. La violenza sul luogo di lavoro, in Italia e negli U.S.A., riguarda per il 50% gli infermieri (Gacki -Smith et al. 2009; Pich 2010) e Triage e Pronto Soccorso sono i contesti più critici (Alexander et al.2004; Farrell 2006).  Molti studi hanno contribuito ad evidenziare e analizzare i diversi fattori scatenanti il fenomeno delle aggressioni e delle violenze contro gli infermieri, come nello studio di Tang (2007) il sovraffollamento è considerato la prima causa di violenza contro gli infermieri. Nello studio di Opie (2010), viene dimostrata una correlazione diretta tra aggressioni e violenze contro gli infermieri e sintomi di disturbo da stress post-traumatico, mentre Gillespie (2010) aggiunge, inoltre, che il fenomeno della violenza contro gli infermieri genera nelle strutture disordini e caos che possono causare ritardi nelle cure agli altri pazienti e fornire una pessima immagine dell’ospedale e degli operatori.

L’articolo riporta un lavoro di ricerca, un’indagine conoscitiva nel contesto locale del Triage/Pronto Soccorso della AORN Cardarelli di Napoli, lavoro presentato in occasione del Convegno organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Campania sui contesti dell’intervento psicologico, tenutosi a Napoli il 16 e 17 maggio 2016. La nostra ipotesi è che il fenomeno delle violenze contro gli infermieri, per quanto diffuso, assuma caratteristiche specifiche a seconda dei contesti. Pertanto è stata condotta una ricerca esplorativa con gli infermieri del contesto locale del Triage/PS della AORN Cardarelli di Napoli. L’indagine ha coinvolto 26 infermieri, con età media di 46 anni, operanti in pronto soccorso (25-30 ore settimanali), da oltre 20 anni. L’indagine in tema di violenza contro gli infermieri, ha rilevato che tutti gli infermieri intervistati sono a conoscenza del fenomeno (100%) e quasi tutti hanno esperienza di almeno un episodio di violenza sul lavoro nell’ultimo anno (96%).