Lavoro psicologo Napoli

Intro

L’associazione Anima intende promuovere alcune iniziative indirizzate agli psicologi di oggi e di domani,  finalizzate ad un confronto ed analisi di  quei cambiamenti che stanno  modificando la nostra professione. Riteniamo, infatti, che le attuali condizioni del mercato del lavoro e delle più ampie condizioni di vita, caratterizzate da  flessibilità, precariato, saturazione, globalizzazione, interconnessione, iperspecializzazione,  richiedano un ripensamento delle categorie che hanno caratterizzato fin ora il rapporto domanda-offerta di psicologia.  In altre parole, alla luce di tali mutamenti, riteniamo necessario interrogarci sul “senso” che può assumere oggi la nostra professione  e quali possono essere le direttrici per uno sviluppo sostenibile. Il documento  che presentiamo è frutto  di una sintesi sulle riflessioni e sulle ricerche che stiamo conducendo con la nostra Associazione, che è statutariamente un ente di ricerca, e che  da anni è impegnata sul tema della tutela, dello sviluppo  e della promozione della professione, come testimoniano le  ricerche, i gruppi di studio e lavoro, le pubblicazioni e convegni nazionali e internazionali che abbiamo realizzato in tale ambito.  Promozione che, ci teniamo a precisare, riguarda la professione di “psicologo” e l’individuazione di nuove aree di intervento in ragione delle domande e dei bisogni dei nostri committenti.

 

Analisi del contesto

L’attuale scenario lavorativo italiano è in una condizione critica. Stiamo assistendo, in qualità di cittadini e professionisti, ad una empasse generalizzata dovuta ai cambiamenti radicali dei processi produttivi che stanno sovvertendo le logiche di mercato e generando incertezza sul nostro futuro.

Incertezza dovuta ad esempio, alla scomparsa di quei percorsi lavorativi che un tempo garantivano stabilità e continuità dei rapporti, e all’acquisita consapevolezza che le condizioni di “felicità” che hanno caratterizzato le generazioni precedenti non sono più attualizzabili. Questa condizione è fonte di crisi e in alcuni casi di sentimenti di impotenza in molti di noi. Nell’ambito circoscritto della nostra professione, sembra che le nostre (re)-azioni all’impotenza, vadano essenzialmente in due direzioni:

 

 

Contemporaneità

 Da un lato, l’affannoso ed incolmabile inseguimento di ciò che abbiamo definito “il mito della contemporaneità liberalista”, caratterizzato da una frenetica quanto bulimica collezione di corsi formativi, apprendimento di tecniche “usa e getta”, aggiornamento costante ed acefalo di tutte le “innovazioni”, spesso prive di utilità perchè disancorate da scopi e da committenze

 

 

Conservatorismo

Dall’altro, il trincerarsi entro una cultura “conservatorista”, chiusa nelle certezze (?) del già noto e nell’appartenenza settaria (ad es. la formazione in psicoterapia), cieca alla saturazione di questo mercato e poco incline ad intercettare le potenzialità di nuovi committenti, pur sempre insite nella variabilità del contesto. proviamo ad aggiungere una riga per vedere effetto con ancora qualche elttera

In entrambi i casi succitati, ci sembra di assistere a movimenti “difensivi” rispetto ad un “nuovo”, connotato unicamente come minacciante e privo di qualsiasi possibilità generativa. È nostra convinzione, invece, che lo sviluppo della professione passi per un superamento della dicotomia “liberalista-conservatorista” , varianti della medesima azione compulsiva tesa a risolvere “il disagio e l’impotenza” . Il superamento dell’attuale condizione di stallo professionale, richiede a nostro avviso, prima ancora che un aggiornamento nelle competenze, un lavoro di confronto critico che miri a “saper interrogare” , attraverso categorie psicologiche, l’emozionalità evocata dal “nuovo” e dalla “crisi”, con il fine di trasformare tale emozionalità in un pensiero ancorato ad obiettivi e scopi realistici e perseguibili. Ma prima di condividere le nostre iniziative è opportuno presentare l’analisi delle criticità che abbiamo individuato.

Le cause

Cosa ha determinato lo stato delle cose? A nostro avviso è principalmente il frutto di una cristallizzazione della politica formativa e di quella professionale che stentano ad accomodarsi alle trasformazioni sociali ed ai bisogni dei propri “clienti” cioè prima di tutto gli studenti, i futuri psicologi e, non ultimi, i fruitori delle prestazioni professionali. Difficoltà di accomodamento la cui causa riteniamo sia il disallineamento di scopi tra sistema accademico e mercato professionale. Un esempio per tutti: L’istituzione di tanti corsi di laurea in psicologia non è certamente la risposta ad una esigenza di psicologi sul territorio, cioè del bisogno di professionisti sul mercato. Questo disallineamento di scopi, ha prodotto e continua a produrre tra gli attori implicati (studenti docenti professionisti, clienti), interessi, bisogni e scopi conflittuali, perchè l’alto tasso di laureati in un settore, a cui non corrisponde un’offerta di lavoro, crea ampie sacche di povertà e malcontento.

Entro tale cornice possono svolgere un ruolo strategico gli Ordini professionali, quale strumento in grado non solo di regolare il rapporto domanda-offerta di psicologia in base alle necessità del contesto, ma di intercettare e costruire nuove committenze. Senza entrare nel merito di una discussione che vorremmo poter argomentare a più voci in occasione delle attività che come associazione stiamo organizzando, ci limitiamo, in questa sede, a proporre alcune ricadute che tali scelte politiche hanno prodotto:

 

Elefantiasi professionale

In Italia ad oggi siamo quasi a quota 90.000 psicologi con un rapporto di circa un professionista ogni 670 abitanti (uno psicologo circa, per condominio). Questo numero tende a crescere a ritmo del 10% circa ogni anno, producendo un surplus dell’offerta, spesso monotipica, rispetto alla potenziale domanda

Monomania formativa: la psicoterapia

Noi psicologi soffriamo di una forma di “fissazione dell’investimento” (formativo, ideativo, progettuale) su unico settore di insistenza: la psicoterapia. Questa “monomania” prototipica degli psicologi impatta oggi con una serie di dati di realtà che ne compromettono l’attuabilità. Va precisata, però, la natura “storica” di tale “patologia” quale prodotto di quelle culture universitarie che, prive di modelli di intervento psicologico, hanno rinforzato l’equazione simbolica psicologia=psicoterapia, lasciando inevase le domande su chi sia e cosa faccia lo psicologo. 

Modello di Intervento

La nostra professione sta scadendo nella despecializzazione, nella mortificazione mediatica, nella precarietà, nella penuria della committenza, e ciò è senza dubbio il reiterarsi di un’immagine professionale confusa, dal prodotto incerto, in grado di assimilare e rispondere a qualunque domanda,ma spesso priva di qualsiasi categoria interpretativa della domanda stessa.

Scarsa esplorazione delle esigenze

Sono poche le ricerche e pochissimi i professionisti che s’interrogano sul rapporto tra domanda/necessità della committenza e potenziale competenza da sviluppare e offrire. In genere noi psicologi interveniamo a valle dei fenomeni e quasi mai a monte degli stessi, ciò riduce drasticamente le possibilità di svolgere ruoli strategici, di orientamento delle politiche e delle linee di indirizzo.

Assenza di una formazione trasversale

La formazione universitaria in psicologia, così come i successivi corsi di formazione, sono spesso autoreferenziali. Poca conoscenza del contesto, della storia, dell’economia, dell’attualità, delle nuove tecnologie, così come poco confronto con le altre professioni e realtà

Scarsa rappresentatività politica

Entro la compagine politica siamo poco o per nulla rappresentati, e ciò in parte è dovuto al fatto che riusciamo davvero poco a farci lettori ed interpreti delle nostre comunità e delle attuali necessità che caratterizzano i nostri tempi. È necessario invece valorizzare l’influenza che i processi psicologici giocano nel determinare scelte politiche e di governo.

Disorganicità professionale

Siamo una disciplina giovane, ma ancora debole sul piano della condivisione di di modelli, valori e scopi, premesse per il consolidamento dell’ identità professionale degli psicologi

Assenza di competenze imprenditoriali

Siamo liberi professionisti, nella maggior parte dei casi con nessuna competenza o formazione in questo campo! Competenze Gestionali, di promozione, di analisi del mercato, di posizionamento, di analisi della domanda..

Le azioni di contrasto

Le azioni che riteniamo possano constrastare-modificare lo stato delle cose, sono a nostro avviso diverse. Ne evidenziamo tre in particolare:

  • Un’azione riflessiva di analisi “dell’attuale” e la condivisione di iniziative e progetti tesi ad un cambiamento 
  • Un’azione formativa tesa alla condivisione delle conoscenze e competenze
  • Un’azione politica tesa a palesare e direzionare le esigenze e le attese della categoria professionale, in particolare, le esigenze di quegli psicologi maggiormente implicati in tali cambiamenti (e che noi crediamo rappresentino oggi una massa critica pari a circa il 75% dei professionisti), entro progetti concreti di promozione della professione.

Al fine di condividere quanto andiamo sostenendo, stiamo organizzando una serie di incontri tematici che abbiamo definito “Open Discussion” aperti a tutti i potenziali interessati:

 

 

 

Stato Open100%

 

Open Discussion 

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